Frisson… il brivido!

Frisson significa "brivido", un trimestrale cartaceo e ora on line per parlare di sessualità, intersezionalità e società.

Con Frisson è stato amore a prima vista. Avevo appena aperto il negozio quando mi sono imbattuta in un articolo che presentava il trimestrale, era il numero 1. Ciò che mi è subito piaciuto è stato lo stile, la visione colta e intersezionale sulla sessualità e la vita raccontata in tutte le sue sfumature.

Francesca Ceccarelli è visual designer, illustratrice e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Laureata in Grafica e Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, ha lavorato come designer per brand nazionali e internazionali come IKEA, Lush, Deanocciola (per cui è Art Director) e per diverse testate giornalistiche sia settoriali che generaliste, tra le quali: Uomo&Manager, Lusso Style, Cioè Magazine, Corriere dello Sport, FQ Millennium. La passione per il design editoriale nel 2019 la porta a fondare la testata giornalistica Frisson, unica nel suo genere, che parla di femminismi, sessualità e diritti, di cui è direttrice creativa oltre che editrice.

Frisson ovvero un “brivido”

Amalia: Perché nasce Frisson e qual è la sua mission?

Francesca: Frisson nasce in primis dall’esperienza di lettrice: sentivo la mancanza di un prodotto editoriale periodico che raccontasse le cose con una prospettiva più femminista e che dedicasse spazio ai temi LGBTQIA+.

Mi sono formata in design editoriale e durante il periodo di formazione avevo conosciuto magazine simili all’estero, ma in Italia non c’era nulla di simile. Così ho deciso di rimboccarmi le maniche e creare da sola il magazine che avrei voluto leggere. Ben presto questo obiettivo si è allargato e la sua mission non è più stata “autoreferenziale” e si è arricchita delle istanze di tutte le persone che sono entrate nel team editoriale di Frisson e di tutte quelle intervistate o incontrate durante il percorso. Oggi Frisson è una piattaforma (cartacea e digital) che vuole raccontare la cultura della sessualità e quella LGBTQIA+ con una prospettiva inclusiva e in modo pop.

A.: Perché la scelta del cartaceo in un mondo che sta sempre di più sul digitale?

F.: La scelta di essere cartacei deriva proprio dalla pervasione del digital: paradossalmente il cartaceo acquista un valore aggiunto proprio perché molti magazine non stampano più. Ma questa scelta ha a che fare anche con la cadenza del magazine – trimestrale – e con la linea editoriale. Fin da subito volevamo che Frisson fosse un magazine di approfondimento lento, non abbiamo mai voluto arrivare per prim* sulle notizie e lanciare il nuovo trend del momento. Il nostro approccio è più “distaccato” dalla quotidianità: preferiamo osservare quello che accade e decidere a freddo gli argomenti da trattare e il taglio editoriale da dare. Ecco perché la scelta di un magazine cartaceo con una discreta foliazione, tanti contenuti da leggere nei tre mesi che vanno da un’uscita all’altra, una cura estrema nei minimi dettagli affinché la lettura diventi una vera esperienza.

Purtroppo però la recente crisi delle materie prime ci ha mess* a dura prova e, dato che siamo una realtà indipendente, non siamo riuscit* a far fronte a questa difficoltà senza apportare cambiamenti. L’aumento vertiginoso del costo della carta ci ha imposto un cambio di cadenza nella forma cartacea, che uscirà una volta l’anno. Abbiamo implementato la piattaforma digitale dove ogni tre mesi abbiamo voluto mantenere la pubblicazione di nuovi numeri digitali. Nonostante questa variazione, il nostro obiettivo e il nostro approccio editoriale rimane lo stesso. Anzi, se possibile la cadenza annuale enfatizzerà lo sguardo giornalistico di approfondimento che è sempre stato tipico di Frisson.

A.: Ci siamo conosciute nel settembre 2019, io avevo appena aperto e tu stavi pubblicando il tuo primo numero. Ora siamo nel 2022, in mezzo una pandemia e un modo forse un po’ diverso di vivere la sessualità e la vita. È cambiato qualcosa nel tuo modo di lavorare? Nuove tematiche da affrontare che non avevi previsto?

F.: Oltre alle nuove modalità di uscita appena citate, che ha cambiato il nostro modo di lavorare e ha implementato i supporti editoriali (abbiamo anche una newsletter e un podcast per le persone abbonate) certamente anche la narrazione della sessualità ha subito un cambio di rotta importante. Da un lato una riscoperta di sé dovuta all’isolamento vissuto durante la pandemia – quindi maggiore attenzione al proprio benessere sessuale – e dall’altro una maggiore attenzione verso l’aspetto più “politico” legato alla sessualità, visto ciò che sta accadendo intorno a noi. Il diritto all’aborto è sempre più precario, non c’è contrasto alle diseguaglianze di genere né una legge contro l’omotransfobia, i casi di violenza di genere aumentano. La nostra coscienza politica è molto forte e anche per noi è stato spontaneo dare una forte centralità a questi temi.

Cultura sex positive e società contemporanea

A.: Tu fai cultura; sappiamo, però, che sui social è molto difficile parlare di sessualità e diffondere una cultura sex positive, quali problemi riscontri quotidianamente?

F.: Fin da subito abbiamo deciso di avere una presenza social importante ma di non utilizzare queste piattaforme come contenitori ultimi del nostro lavoro, bensì come “vetrina” e come spazio promozionale. In breve, non ci configuriamo come content creator o influencer perché il nostro “contenitore” rimarrà sempre il magazine, che sia nella forma cartacea o quella digitale. Questo attenua alcuni fenomeni tipicamente social come le shitstorm o, al contrario, la viralizzazione di alcuni contenuti. Ma anche questo rientra nella nostra visione editoriale: non ci interessano i like o le visualizzazioni, né l’apprezzamento effimero dei social network.

Tuttavia la difficoltà che riscontriamo regolarmente è la censura di alcuni contenuti, e non solo quelli più espliciti. Uno dei primi post che ci è stato contestato è quello con la copertina di Frisson n. 5, in cui c’è un primo piano di due donne che si baciano. A causa dei costanti ban, i nostri profili social Facebook e Instagram sono limitati in modo irreversibile, provocandoci delle limitazioni nella possibilità di promuovere il nostro magazine.

Frisson n. 5

A.: Diffondere una cultura sex positive in un paese dove è difficile fare educazione sessuale nelle scuole e dove ancora troppi stereotipi e tabù sono fortemente connessi con una cultura patriarcale, rendono estremamente politico il tema del benessere sessuale, della libertà di scelta e dell’autodeterminazione. Quanto è importante fare rete e cosa fai per far sì che Frisson arrivi a un numero sempre più alto di persone? Quali sono le collaborazioni che hai, sino ad oggi, attivato?

F.: Fare rete per Frisson è tutto, perché siamo una realtà indipendente che non può godere di reti di promozione e/o distribuzione più strutturate.

I temi che trattiamo ci aiutano molto, perché la “fanbase” che si è costruita intorno al magazine è estremamente targettizzata e in linea con noi. Spesso sono lettori e lettrici che fanno da passaparola e contribuiscono a promuovere il progetto con la loro stessa “bolla” di conoscenze. La cura del prodotto e la vicinanza con chi ci legge aiuta in questo senso: chi riceve Frisson lo percepisce subito, e si sente motivat* a sostenere la causa.

Più che collaborazioni, abbiamo una rete di persone o realtà amiche (come Mondi Possibili!) con cui spesso cerchiamo di organizzare eventi o iniziative in linea con i nostri temi, per ampliare le possibilità di dibattito e dialogo.

A.: Qual è l’incontro o l’intervista che ti ha lasciato qualcosa in più?

F.: In generale, ogni volta che possiamo avere un contatto diretto con lettori o lettrici è davvero magico. Parlo di fiere o incontri, in generale. Vedere le persone che sfogliano il magazine, sorridono, si guardano complici o si sorprendono ripaga di tanta fatica impiegata per costruire ogni numero.

Per quel che riguarda le interviste, certamente quelle che fatte di persona ci hanno lasciato un’eredità emotiva davvero importante. Gli argomenti che affrontiamo attingono sempre all’intimità e spesso a ricordi dolorosi, che bisogna maneggiare con cura e attenzione. Ho sempre percepito la ricchezza di quei momenti, la preziosità di quelle confessioni e la responsabilità di donarle a lettori e lettrici nel giusto modo. Mi hanno insegnato molto e hanno plasmato con maggiore chiarezza gli obiettivi d Frisson.

Frisson n. 11

A.: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

F.: Consolidare Frisson nelle sue nuove forme, ora che non è più esclusivamente cartaceo. Ma anche cercare un contatto maggiore con lettrici e lettori che tanto ci è mancato nell’anno appena passato e in quelli precedenti.

Ringrazio Francesca per la disponibilità; fare rete oggi è sicuramente indispensabile per creare sinergie fra tutte quelle realtà che lavorano per promuovere una visione consapevole, attenta e rispettosa delle persone, dei corpi e della libertà di esprimere sé stess*.

Frisson è disponibile in negozio per essere sfogliato e acquistato. Vi aspettiamo!

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