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In questi anni ho avuto modo di incontrare moltissime donne e uomini nel mio negozio e un elemento avevano in comune: nessuno conosceva il preservativo femminile.
Un po’ di storia
Eppure la sua invenzione non è così lontana nel tempo.
Il profilattico femminile, anche conosciuto come Femidon, è stato inventato da Lasse Hessel, medico e inventore danese negli anni ’80 ed è stato commercializzato da un”azienda statunitense la Wisconsin Pharmacal (successivamente Female Health Company) nel 1993 dopo aver ricevuto l’approvazione della US Food and Drug Administation (FDA).
Il primo profilattico è l’FC1, una guaina in polieuritano più resistente del lattice; segue l’FC2 il cui materiale è il nitrile (un derivato del lattice). Sul mercato si possono trovare anche altri in lattice, polisoprene o sensoprene.
La guaina è inodore, ed è costituita da due anelli: uno esterno che si aggancia alla vulva e protegge dalle infezioni da contatto; l’altro interno si inserisce come un tampone e arriva a toccare la cervice uterina. Ovviamente il profilattico funziona come il classico preservativo.
Alcuni sono già lubrificati, altri contengono all’interno della confezione un apposito lubrificante. Inutile dirlo ma vanno buttati dopo l’uso. E’ importante ricordare che se il materiale è il lattice non si devono usare lubrificanti a base oleosa.
Indossare il preservativo femminile, all’inizio, può essere un po’ macchinoso e complicato: come tutto ciò che riguarda qualcosa di nuovo è necessario fare un po’ di pratica. In generale, però, tutte le confezioni riportano in modo dettagliato le istruzioni per un uso corretto e, se si ha tempo, si possono cercare dei tutorial su youtube.


La libertà di gestire il proprio corpo
La particolarità e, forse unicità del profilattico femminile è che può essere indossato fino a otto ore prima del rapporto sessuale. Per quanto possa essere, almeno all’inizio, un po’ difficile da inserire (ci vuole pratica) è sicuramento il mezzo che ha una donna di decidere quando, come e con chi fare sesso senza dover dipendere dall’uomo. Insomma è un mezzo per prevenire infezioni, gravidanze e, soprattutto, per ribadire la propria autonomia nel vivere liberamente il proprio corpo e la propria vita sessuale.
L’uso del Femidon può risultare come un diversivo e un gioco all’interno della coppia. Un modo per non delegare sempre l’altro e per venire incontro a chi può avere problemi nell’indossare il preservatico a discapito dell’erezione.
L’autodeterminazione ha però un costo, nel senso letterale. Il profilattico femminile non solo è difficile da trovare ma spesso ha un prezzo abbastanza elevato soprattutto se comparato ai classici profilattici. Questo aspetto e la mancanza di informazioni, o meglio, di una educazione sessuoaffettiva, ne limitano indubbiamente la circolazione.
Per diffondere la conoscenza del profilattico femminile, però, sarebbe necessaria un’attenta e capilare politica di educazione sessuoaffettiva, di divulgazione, di attenzione da parte dei professionisti del settore (penso a ginecologhe e ginecologi, consultori e via dicendo). L’ideale sarebbe parlarne direttamente nelle scuole, mostrarlo, fare insomma educazione per permettere una maggiore consapevolezza e responsabilizzazione da parte dei giovani. Che poi, pensiamo molto e giustamente agli adolescenti ma dimentichiamo, spesso, tutta quella fascia d’età (dai 30 ai 90 anni) che ormai non va più a scuola e che avrebbe tanto bisogno di fare educazione sessuoaffetiva.
Per quanto mi riguarda ho sempre avuto in negozio il profilattico femminile inteso più come un servizio per la comunità che per una ragione commerciale.
Sul sito trovate due proposte diverse: una in lattice Ormelle e l’altro UniqAir senza.
Pensate che sia esagerato parlare di autodeterminazione nella scelta di un profilattico? no, la libertà di essere passa anche da questo.
