Sessualità e disabilità

È difficile parlare di sessualità e disabilità, è un taboo fra i più difficili da affrontare, immaginare e provare a risolvere.

Questo breve articolo non da’ risposte, non da’ soluzioni: solleva domande. La consapevolezza che le forme di disabilità siano diverse è sottointesa.

Perché è così difficile parlare di sessualità e disabilità?

Parto da un presupposto generale: facciamo fatica ad affrontare il tema.

E quindi, proviamo a ribaltare il discorso. Perché è così difficile pensare a una persona disabile che fa sesso? O che ama? O che esprime liberamente sé stessa?

Pensiamo, forse, che una persona disabile non possa fare sesso (o non debba?) o che abbia altro cui pensare e l’erotismo gli sia, quindi, necessariamente precluso e non desiderato?

Perché?

Quali paure abbiamo rispetto a tutto ciò che non ci appartiene, non ci riguarda? Soprattutto, siamo sicuri non ci riguardi?

Ho letto un bellissimo libro che mi ha fatto capire quanto, invece, il corpo disabile, definiamolo così anche se forse è riduttivo e stigmatizzante, è qualcosa che ci riguarda pienamente.

Il libro è stato lo spunto per parlare di sessualità e disabilità (Felici e sessuali. L’eros come espressione di sé) in un evento organizzato in collaborazione con il Circolo Arci Sparwasser di Roma, Le Plurali Editrice, Sensuability (Armanda Salvucci), Frisson (Francesca Ceccarelli) e ovviamente io con Mondi Possibili.

Sessuali e felici. L’eros come espressione di sé – 1° dicembre 2022
In video Armanda Salvucci (Sensuability); da sinistra Claudia (Circolo Arci Sparwasser), Francesca Ceccarelli (Frisson), Beatrice Gnassi (Le Plurali), Amalia Macrì (Mondi Possibili)

Felicemente seduta di Rebekah Taussing

In Felicemente seduta edito da Le Plurali, Rebekah Taussig, l’autrice, afferma che il problema non è il corpo ma il contesto nel quale lo inseriamo e spiega l’abilismo come:

… il processo che favorisce, feticizza e costruisce il mondo attorno al corpo che in linea generale viene immaginato e idealizzato, mentre discrimina quei corpi percepiti muoversi, vedere, sentire, elaborare, funzionare, guardare in modo differente o avere bisogni diversi rispetto a questa visione.

Perché riporto tutto ciò? È semplice: se una società costruisce modelli ideali e perfetti, non persone, valutate in base alla loro produttività sia in termini di generi, di ruoli, dove tutto è fortemente normato in termini rigorosamente binari (possibilmente bianchi e cis), tutto questo impatterà negativamente su tutti quei corpi e su quelle persone non conformi che non rispettano i canoni “imposti” per un milione di motivi diversi.

E questo sappiamo quanto incida su tutt* noi, sul come esprimiamo noi stess*, la nostra sessualità, la nostra personalità.

Ciò che colpisce quando si parla di persone con una disabilità è l’annullamento di qualsiasi desiderio erotico, impulso, passione, amore. Neghiamo e rimuoviamo una parte importante dell’essere umano. Si parte dal presupposto di avere a che fare con eterni bambini, angeli che hanno come unico loro compito quello di essere da esempio per la forza, la tenacia il coraggio. Idealizziamo e santifichiamo persone che però sono estremamente umane, le generalizziamo facendo finta di dimenticare che, come tutti noi, hanno pregi e difetti.

Quanto siamo condizionati nell’affrontare il tema della disabilità dalle nostre più recondite paure? Paura di tutto ciò che non ci somiglia, che ci sembra diverso, non efficiente e produttivo. Chi vive una disabilità è spesso condannato a essere invisibile. Ci chiediamo mai chi è la persona che abbiamo di fronte? quali desideri ha, chi ama, come ama? Riusciamo ad andare oltre a un corpo? Quanti esempi abbiamo nel mondo della cultura, delle arti visive, della società? In quali serie o film, vediamo attori o attrici con disabilità? In quali pubblicità? Certo, qualcosa sta cambiando, personaggi sportivi, influencer, giocattoli (un noto brand ha prodotto una bambola su una sedia a rotelle) sono sempre più visibili e attivi.

L’abilismo condiziona tutti noi (in negativo)

La visione abilista riguarda tutti noi perché tutti nasciamo in questo contesto culturale. Lo abbiamo interiorizzato così come la cultura patriarcale che prevede solo una tipologia di desiderio, sessualità, orientamento.

Possibile che il pensiero, soprattutto riguardo al sesso, si fermi a un rapporto penetrativo? Dimentichiamo che la sessualità si esplica in mille modi diversi, che ci può essere piacere anche senza penetrazione, che si può donare piacere e riceverlo toccando le nostre zone erogene, parlando, immaginando, facendosi toccare, toccando, amando. Godendo del godimento del partner.

Non ci sono delle regole se non quelle del consenso e del rispetto, non ci sono istruzioni particolari da seguire.

Certo la disabilità si può caratterizzare in diversi modi, con diverse forme di gravità fisica e cognitiva. Mi chiedo però quanto cambierebbe il nostro approccio se provassimo ad andare oltre il nostro sistema di comunicazione, con codici ormai definiti e che consideriamo universali.

Dovremmo provare a entrare in altri mondi senza preconcetti, con la mente libera.

E quindi perché neghiamo o rimuoviamo la sessualità delle persone disabili? Inutile anche solo prendere in considerazione, quindi, la presenza degli assistenti sessuali o dei love giver di cui parleremo più ampiamente in un altro articolo.

Nel mondo dei sex toy le cose vanno un po’ diversamente. La tendenza, almeno per alcuni dei marchi che seguo, è di ideare e produrre giocattoli che possano essere utilizzati dal più ampio numero di persone. Insomma, non prodotti per una categoria ma per tutt*, che si adattino al maggior numero di corpi e bisogni. Ma anche di questo parleremo in un prossimo articolo del blog.

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